EURO 2020: difficoltà organizzative e ricadute economiche

Il CEO di UEFA Events: “Il piano per l’Europeo è confermato, pronti altri scenari se la situazione dovesse peggiorare”

In un’intervista rilasciata al quotidiano svizzero ‘Neue Zuercher Zeitung’, Martin Kallen ha spiegato le difficoltà organizzative e le ricadute economiche legate al rinvio di EURO 2020

 

“Giocheremo in dodici paesi, il piano resta lo stesso. Se dovessimo perdere una o due città a causa della pandemia potremmo andare a giocare altrove, ci sono altri possibili scenari”. Queste le parole del CEO di UEFA Events, Martin Kallen, in un’intervista rilasciata al quotidiano svizzero ‘Neue Zuercher Zeitung’ in cui ha spiegato le difficoltà organizzative e le ricadute economiche legate al rinvio di un anno del primo Campionato Europeo itinerante della storia.

L’auspicio è che da qui all’estate l’emergenza COVID-19 si attenui e che l’Europeo possa aprirsi come da programma il prossimo 11 giugno allo stadio Olimpico di Roma con la sfida tra Italia e Turchia. “Giocare in un solo paese – ha sottolineato Kallen – sarebbe molto più facile di questi tempi. Nelle città più grandi, come ad esempio Londra, ci sono più difficoltà perché hanno il maggior numero di eventi in programma. Se il problema della pandemia dovesse aggravarsi, Londra non potrebbe ospitare gli Europei. Noi intanto abbiamo già venduto biglietti, pacchetti ospitalità, abbiamo prenotato hotel, assunto personale e pagato fornitori: abbiamo perso diverse centinaia di milioni di euro, ma cerchiamo di ridurre al minimo i danni”. E la speranza, ovviamente, è che gli spalti possano tornare a riempirsi: “Sarebbe davvero brutto se dovessimo giocare senza tifosi”.